giovedì 29 gennaio 2009

Orgoglio e pregiudizio.







Il titolo mi è venuto in mente per la pubblicità martellante che passa in questi giorni in tv, per la riproposizione di questo film...ma non so se c'entra con quello che voglio scrivere.
Il film è la trasposizione cinematografica di un romanzo per signore interpretato da quell'attrice mezza anoressica che era credibile nel ruolo di calciatrice in erba innamorata di Beckham, un po' meno quando fa la fatalona testimonial di Chanel (con la prima di tette non è che si può essere molto fatalone...).
L'orgoglio comunque c'entra.
Ma non l'orgoglio sano, quello che ci fa fare lo sforzino in più per cercare di essere migliori, di finire un lavoro in tempo, di non deludere gli altri e di rispettare noi stessi.
Sto parlando dell'orgoglio malato, quello che ci fa sentire delle cacche se non primeggiamo, che non ci fa accontentare dei nostri risultati, che non ci fa accettare i nostri limiti e che non ci permette di accettare la benchè minima critica.
Questo orgoglio può essere innato, o nel caso di specie può essere alimentato e favorito dalle situazioni della vita e  dalle persone che ci circondano.
Un bimbo che non è mai stato ripreso per i capricci o per l'indolenza sarà facilmente un potenziale killer della prima persona al di fuori del nucleo familiare che lo punirà per le sue mancanze.
Cacchio, sembro Alberoni...
Ultimi accadimenti, anche personali, mi hanno  fatto riflettere sulle differenze tra mondo del vino e quello della birra in relazione a queste premesse.
Mi è spesso capitato di assaggiare vini che mi hanno dato grande soddisfazione, che con grande entusiasmo ho esternato sia ai produttori in maniera privata(quando li conoscevo) ma anche pubblicamente (con amici, su newsgroup e forum).
Va da se che a volte, se non più spesso (ahimé) ho trovato nel mio bicchiere vini fatti male, o perchè frutto di un annata sfortunata o per incompetenza del vinificatore o per scelte tecniche o di "progetto" di vino che non condividevo.
Anche in questo caso, e con la massima libertà, ho espresso i miei giudizi (giusti o sbagliati che fossero) in maniera altrettanto netta, a volte anche "tranchant".
Non ho mai avuto un problema.
Posso dire (con i dovuti modi, chiaro) anche davanti allo stesso produttore, partecipante ad una pubblica degustazione, che il suo vino non mi soddisfa per questo o quell'altro e non ho MAI, ripeto MAI, avuto una reazione che si discostasse dal voler capire le mie ragioni ,  arrivando a volte addirittura all'apprezzamento della critica stessa seguita dal ringraziamento per averla fatta in libertà.
Mi rendo conto solo oggi, anche grazie ad alcune reazioni sopra le righe delle controparti, che il mio atteggiamento nei confronti della birra (italiana) è sempre stato in questi anni frenato dalla paura di qualcosa.
Soprattutto nei casi di conoscenza diretta del birraio, ho sempre evitato commenti negativi sulle birre assaggiate spesso parlando bene solo delle prove positive.
Questo l'ho fatto in parte scientemente, il mondo della birra artigianale era ai suoi primi passi ed esperimenti , non era il caso di affossarli. 
Ma a volte , riflettendoci ora, mi rendo conto che le critiche ed i giudizi negativi non erano portati fino in fondo per la chiara sensazione che sarebbero stati accolti come un offesa personale che avrebbe compromesso la totalità del rapporto.
La sensazione era corretta.
Ma è tempo di cambiare.
I consumatori, a cominciare da me, devono avere più coraggio nel dichiarare che una birra è fatta male, che, su tre volte che ne hanno stappato una bottiglia, due volte hanno fatto felice il lavandino e che a fronte di una spesa di una decina di euro si sono dovuti scusare con ospiti ed amici.
Solo così aiuteremo i birrai a scendere dal loro altare di Demiurghi inattaccabili ed infallibili.
Il dialogo sarà più aperto, sereno e proficuo per il miglioramento della qualità.
Insomma, meglio per tutti.
E il pregiudizio?
La prossima volta...


3 commenti:

houellebecq ha detto...

Schigi se non ti reputassi una persona in gamba non perderei questo tempo per cercare di spiegarti le mie ragioni nel commento ad un tuo articolo che in parte c'azzecca pure con sta contingenza e che condivido in tutto tranne forse che nella metafora pedagogica(alberonesca)

Ti rispondo in questo luogo perchè in un altro forum non mi è stato possibile visto che mi hanno censurato prima e bannato poi.
Ma poco importa.

Chiarisco solo una cosa circa
la definizione del personaggio che avevo come avatar.Inutile dire che ti avevo già risposto ma vabbè.
E' una cazzata senza mezzi termini quello che hai scritto sappilo: è come dire che gesù cristo è complice dei crimini della chiesa e marx di quelle dei regimi rossi...ma per piacere poi la gente che non ne sa un cazzo ci crede e per dinamiche di gruppo ne fa le spese l'ultimo arrivato come nel mio caso.le parole pesano ahimè
ed i termini conoscere e riconoscere sono diversi.
per riconoscere un vino mi basta l'etichetta per cui se uno è ignorante scambia alla pari un barolo di bartolo mascarello con quello che vendono al bennet terre di vino o di barolo cosaccazzo

comunque bella schigi e kuaska
siete due cristi
salute

Schigi ha detto...

Non sei stato bannato per aver usato come avatar Julius Evola (anche se, pure da ignoranti, per qualcuno poteva essere provocatorio, inutilmente aggiungo in un forum sulla birra) ma per la presentazione anch'essa provocatoria (viva le birre del discount) e per un linguaggio infarcito di parolacce inutili e discorsi senza senso.
Tutte caratteristiche di un troll...che viene bannato.

houellebecq ha detto...

non c'è confronto senza provocazione io la vedo così e pure tu
non far finta
e poi che provocazione è scrivere "w la birre del discount"?
è il giusto approccio critico

le parolacce sono una deformazione professionale me ne scuso ma non le ho scritte su un forum di devoti di santa maria goretti
pensavo potesse essere un contesto giusto...birra,rutti,vaccate a gogo e invece...è l'accademia della crusca anzi del malto!

discorsi senza senso non ne faccio
distilla bene che esce Verità


cin